STUDI E RICERCA IN CORSO

     Dondolarsi, girare, cadere sono attività motorie che favoriscono l’attivazione del binomio equilibrio/disequilibrio agendo di conseguenza sul sistema tonico/posturale. Tali attività alternate da tensione e da distensione sono occasioni per provare le sensazioni relative alla pesantezza e alla forza centrifuga; riguardano essenzialmente la propriocettività e proprio per questo corrispondono a tutta una dimensione della vita emozionale profonda. Inoltre, tali attività motorie specifiche, svolgono un ruolo importante per quanto riguarda l’affinamento e la modulazione delle percezioni cinestesiche partecipando notevolmente all’affermazione del piacere del movimento, alla strutturazione dello schema corporeo e al piacere di essere. ( B. Aucouturier-I. Darrault- J. L. Empinet).

Il dondolamento è uno stato di sogno. Un dondolio di debole ampiezza crea benessere ma provoca una specie di deconnessione col mondo esterno e può arrivare fino all’assopimento; si può ipotizzare qui il desiderio profondo di ritrovare una condizione tonico-emozionale indifferenziata, senza pensieri né chiara coscienza del mondo esterno.

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Disegni di: TINA MARZO (www.tinamarzo.com)

Un buon allenamento funzionale richiede pochi, semplici attrezzi: tavoletta propriocettiva, attrezzi  per l’allenamento in sospensione, pallone propriocettivo. Il nostro corpo ha solo bisogno di ripristinare un buon equilibrio psicofisico, dove l’educazione al movimento, con il movimento, attiva quei processi di autoguarigione  nel rispetto dei tempi fisiologici di ripristino, senza andare a forzare nulla in un sistema che vede il dolore come unica arma di difesa.

IL RIEQUILIBRIO POSTURALE  poi richiede solo un tappetino (come quello di Aladin) e l’integrazione di tecniche  di chinesiologia specifica, capaci di guidarci  nella scoperta delle condotte motorie più idonee alla gestione  del  problema muscolo-scheletrico  che ci attanaglia.

ZONA AIR

 

Il recupero propriocettivo e posturale delle deviazioni scoliotiche, rivolto alla stabilizzazione di una colonna vertebrale che a volte non sa ” che direzione prendere”,  deve essere vario, coinvolgente, motivato. E’ fondamentale far capire ai nostri allievi cosa facciamo e perché. La motivazione risulta essere un traguardo fondamentale dal momento che induce uno ” stato di tensione” che mette in allerta l’organismo  con riduzione della tensione, ristabilendo così  l’equilibrio ( principio di costanza). Cos’è in fondo la scoliosi, così anche il dolore muscolo-scheletrico dell’adulto, se non una mancanza di equilibrio?

L’orientamento primario della vita è quello di cercare  il piacere e sfuggire il dolore. Si tratta di un orientamento biologico, poiché a livello corporeo il piacere promuove la vita e il benessere dell’organismo; il dolore viene invece vissuto come una minaccia alla sua integrità. Quando, però, una situazione contiene una premessa di piacere unita a una minaccia di sofferenza, ecco che proviamo ansia, la quale, tuttavia, non è sostenibile a lungo; prima o poi vengono erette delle difese atte a diminuirla, diminuendo però anche la vitalità dell’organismo. S’innesta la sequenza: ricerca del piacere – frustrazione – ansia – difesa. Il tempo è l’altro fattore nello sviluppo della personalità. Quanto più l’ansia è precoce, tanto più è diffusa, tanto più profondamente strutturate sono le difese che devono contrastare. Parliamo di strutture caratteriali e atteggiamento corporeo, di ” corazze muscolari” come le definiva Alexander Lowen.

 DRAGO2 DRAGO1 DRAGO2 Disegno di: Mariagrazia Vitetta.

 

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Nelle foto: Toma Veronica, Procopio Fabrizio, Toma Martina.

U. Selleri, riprendendo la concezione del sistema di controllo descritta da Divieti,  sottolinea come, al di là della conoscenza dei centri anatomo-funzionali  preposti ai vari livelli  al mantenimento della postura, esista, comunque, una gerarchia che guida il recupero o il mantenimento di un CORRETTO ASSETTO RACHIDEO. Questa gerarchia può essere così rappresentata:

1. COMPONENTE PSICOMOTORIA;

2. COMPONENTE NEUROFISIOLOGICA;

3. COMPONENTE ANATOMICA.

Il recupero cinesiterapico non può prescindere dal rispetto di questa  organizzazione gerarchica. Senza dimenticare i sistemi di EQUILIBRAZIONE  come sosteneva  R. Sohier, che rientrano nel quadro di un deficit PSICOMOTORIO, come mancanza di vigilanza dei muscoli che controllano  l’orientamento delle vertebre, in una dinamica di orientamento spaziale in un contesto Psicomotorio.

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Nelle foto: Procopio Fabrizio, Lanciano Roberta, Margherita Cotardo, Vincenti Sonia.

Gli anelli, un altro attrezzo ormai inutilizzato ma cosi’ utile per l’allenamento funzionale. Ricordiamoci che la scoliosi, oltre alle cause universalmente note, e’ legata anche ad uno squilibrio delle capacita’ coordinative e dell’equilibrio. Mettiamo i ragazzi in diverse situazioni motorie e lasciamoli lavorare. I risultati saranno davvero sorprendenti. — con Veronica Toma.

L. Trisciuzzi e T. Zappatera  sostengono che l’ apprendimento intelligente avviene attraverso una serie di accomodamenti, sempre diversi, seguendo il modello cibernetico: il meccanismo è quello del feedback, un sistema per prova ed errori in cui l’errore ha un ruolo informativo positivo.

Un metodo, per essere valido, non può prescindere dai seguenti livelli di motricità:

A. L’ORGANIZZAZIONE DELLO SCHEMA CORPOREO, COME:

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percezione e controllo del proprio corpo, l’equilibrio posturale, la respirazione e il rilassamento,

B. LE CONDOTTE MOTORIE DI BASE, COME:

l’equilibrio, la coordinazione dinamica generale, la particolare coordinazione oculomotoria,

C. LE CONDOTTE COSIDDETTE NEUROMOTORIE, COME:

paratonie, la sincinesia e la lateralità,

D. LE CONDOTTE PERCETTIVO-MOTORIE, COME:

l’organizzazione e la strutturazione del tempo.

SCOLIOSI

 

Secondo Jean Le Boulch l’organismo è di una estrema sensibilità alle condizioni dell’ambiente fisico, sociale, culturale. Le prassie, sistemi di movimenti coordinati in funzione di un risultato o di una intenzione, sono il risultato di una esperienza individuale di comportamento, si oppongono alle coordinazioni innate e sono tipiche della motricità umana. I lavori di Wallon e Piaget mettono chiaramente in evidenza come l’attività motoria rappresenti un supporto materiale necessario per assicurare il passaggio dal senso-motorio al rappresentativo. Siamo nel periodo cruciale della comparsa delle famigerate “scoliosi”.

MIEIMIEI1Vedi nella figura, agli anelli, una ragazza con Scoliosi riportata a 39°, ottimo risultato estetico, bascule perfettamente simmetriche. La tensione delle braccia è il primo obiettivo che a mio avviso la rieducazione deve porsi. In sospensione il torace riprende la sua tonalità e una corretta funzionalità respiratoria. Il movimento recupera la funzione, la funzione recupera il movimento. E’ un connubio indissolubile. Nella misura in cui il soggetto recupera l’uso del proprio corpo potrà apprendere nuovi schemi motori in funzione di un recupero propriocettivo trasmesso poi in condotte motorie quotidiane. Ecco allora che possiamo parlare di es. di sgusciamento, di cifotizzazione, di rieducazione motoria. L’attività didattica interviene a modificare la funzione a favore dello sviluppo. La motivazione deve essere tale da collegare l’attività alla didattica, attraverso una metodologia che riconduce all’integrazione del tutto. L’equilibrio dei sistemi recupera la funzione creando nuovi schemi motori ( engramma motori) fino ad agire sulla strutturazione dello schema corporeo, modificandolo.

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Incredibile Silvia, ha seguito solo poche lezioni e guardate cosa è riuscita a fare, se questo non è stabilizzazione e potenziamento…

Ricordiamo che la scoliosi è solo la punta di un iceberg, c’è tutto un mondo sommerso che non è visibile. Watson sosteneva che “se nel comportamento confluiscono tutte le forze psichiche interne, ogni modifica del comportamento implica un cambiamento del profondo”. La base del comportamento è l’organizzazione delle abitudini. Qualsiasi abitudine dipende da molteplici condizioni esterne ( ambientali, ma la base è sempre viscerale e motoria). Da non dimenticare gli studi centrati sui problemi della percezione, dei sensi, l’orientamento del corpo nello spazio, il ritmo, ossia lo spazio legato al tempo, nonché gli studi legati al senso tonico di Wapner e Werner.( Vedi riferimento nella sezione “Eventi”).

L’attività tonica viene definita da Pieron e ripresa poi da Wallon, ” la stoffa di cui sono intessuti i comportamenti del corpo“, definizione rivolta ad un aspetto dell’attività motoria. L’altro aspetto si riferisce invece al mondo esterno ed è composto da movimenti precisi, si rivolge all’attività cinetica. Possiamo capire dunque che l’attività motoria, rivolta ad un recupero della deviazione di una struttura corporea, richiede sicuramente un recupero specifico individualizzato come previsto dalle linee guida internazionali, non disgiunte però all’organizzazione dell’io corpo nel confronto continuo tra realtà neurologica ( come effettivamente si posiziona il mio corpo nello spazio), e realtà psicoanalitica ( come io vedo il mio corpo nello spazio).

Tale processo ci conduce ad un processo di recupero psicomotorio globale.

Il movimento non è costituito da una catena di dettagli, ma da una struttura articolata in dettagli. Parliamo di coordinazione motoria come l’organizzazione del controllo dell’elevato numero di gradi di libertà della periferia motoria rispetto all’effettore centrale (F. Balducci , L. Becci ). Iniziamo ad avvicinarci al concetto di frammentazione. Le capacità coordinative consentono di eliminare i fattori di disturbo ( sincinesie) ed i gradi di libertà in eccesso, cioè rendono il movimento più preciso e diretto allo scopo. Ovvero differenziare il movimento in macro e micro- strutture: una struttura di base che ci consente di inserire innumerevoli operazioni di controllo e correzione su innumerevoli varianti. A distanza di tempo, dopo una sospensione dall’attività, si ha l’impressione di non ricordare nessuna sequenza, basta proporre la micro struttura, che il soggetto ricollega velocemente tutte le varianti delle microstrutture ( engrammi motori). Sulle scoliosi, ma anche sul dolore, questo tipo di elaborazione motoria ci permette una maggiore conoscenza del corpo, dunque una maggiore capacità di controllo ( per es. se devo eseguire un controllo propriocettivo della curva il ragazzo diventa molto più preciso frammentando il movimento). Non basta far vedere la curva sulla radiografia, non riesce a identificarla con quella che gli dicono essere la sua scoliosi. E’ come mostrare un disegno ad un ragazzo e pretendere che lo realizzi uguale, lui rappresenterà quanto di quel disegno riesce a “vedere” in base alle sue rappresentazioni spaziali, strutture che, procedendo secondo uno schema prestabilito si concatenano progressivamente, raggiungendo un sistema di movimenti coordinati, guidati, con il minor dispendio di energia al di sotto della soglia del dolore. Se una micro determina dolore si fa un passo indietro e si procede con un’altra variante.

Ricordiamo la legge di Fitts dove movimenti di piccola ampiezza risultano essere più efficaci di movimenti di grande ampiezza pur chiamando in azione le stesse aree corticali. (AMPIEZZA e VELOCITA’ A SCAPITO DELLA PRECISIONE)

SI DELINEANO LE TRE FASI DELL’ALLENAMENTO GREZZO (F. Balducci, L. Beffi):

  • prima fase dell’apprendimento: sviluppo della coordinazione grezza,
  • seconda fase: sviluppo della coordinazione fine,
  • terza fase: sviluppo della coordinazione finissima, suo consolidamento e sviluppo della disponibilità variabile.

Queste fasi rappresentano la struttura base, ma non uno schema rigido. Da questo schema di base si evince la necessità di attingere da più tecniche al fine di trovare la sequenza adatta ad ogni problematica differenziata dai diversi tipi di problemi.

Da questi principi nascono le:  TECNICHE POSTURALI INTEGRATE ideomotorie° tradotto poi in

BALANCED IDEOMOTOR ACTIVITY

NUVOLE

“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”. -Marcel Proust-

 

Bibliografia:

Educazione e teoria dei sistemi, P.Vayer M. Camuffo, Phoenix ed. | Verso una scienza del movimento umano, J. Le Boulch, Armando ed. | La pratica psicomotoria, B. Aucouturier I. Darrault J.L. Empinet,, Armando ed. | La psicomotricità tra biologia e didattica, L. Trisciuzzi T. Zappaterra, Edizioni ETS | Psicomotricità e rilassamento psicomotorio, G. B. Soubiran J. C. Coste, Armando ed. | Rieducazione delle scolosi e delle lombalgie, V. Pirola, Edi-ermes. | Lo sviluppo delle capacità coordinative con l’uso di piccoli attrezzi, F. Balducci- L. Becci, ed. Montefeltro. | Seconda Natura, G. M. Edelman, Raffaello Cortina ed..